Tributo Storico Lucius Minicius Exoratus

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Tablinum: siamo giunti alla IVa edizione del Tributo Storico Lucius Minicius e quest’anno “l’appuntamento con la cultura classica” si terrà in due giornate: sabato 23 e domenica 24 Settembre, dalle ore 09.30 alle ore 18.00, presso l’area verde dell’asilo comunale di Menaggio (co).

In queste due giornate si terrà una rievocazione storica che ci farà comprendere al meglio le culture autoctone della zona comense (Celti Comenses) e la cultura che divenne egemone (Romana).  Questo progetto si prefigge di divulgare scientificamente le origini storiche del territorio, approfondirle e renderle, nella sua originalità, accattivanti e fruibili a un pubblico eterogeneo.

Progetto questo pensato e sviluppato in stretta collaborazione fra persone addette al settore culturale che non solo hanno messo la loro professionalità al servizio dello stesso ma in prima persona, stando sul campo, lo articoleranno per il periodo in cui rimarrà in essere, quindi questo progetto ha tutti i presupposti per far comprendere al meglio la romanizzazione e tutte le conseguenze derivanti da essa.

Durante la due giorni di rievocazione si comprenderà al meglio l’economia romana e celtica, il diritto romano, i riti apotropaici romani e celtici ed in fine l’arte bellica romana e celtica. Per gli studenti è stato previsto un particolare approccio alla vita da campo: potranno toccare con mano le attrezzature da campo, verrà messo a loro disposizione il materiale (in scala) per rivivere il peso di un’armatura, di uno scudo, di una spada. Per i più piccoli comprendere al meglio il valore della moneta in epoca classica, assistendo a una coniazione, e ancora le toghe candide dei cittadini romani assistendo alla più alta “ars oratoria” di un processo romano.

Tutti questi aspetti verranno inscenati durante i due giorni del “Tributo Storico Lucius Minicius Exoratus“, presso l’area verde dell’asilo comunale di Menaggio (co).

Inoltre questo progetto farà comprendere l’importanza strategica del “Larius”, in questa parte del vasto impero romano. I suoi trasporti fluviali servirono a incrementare la romanizzazione del territorio, sin dalla rifondazione di Nova Comum, voluta da Gaio Giulio Cesare, il Lario si trovò al centro degli spostamenti militari prima e scambi commerciali poi ed infine chi era Lucio Minicio Exorato, notabile romano vissuto nel I° secolo dc, che ricopri incarichi di massima importanza a livello politico/religioso e legato alla corte imperiale di Tito Flavio Vespasiano. Usando un parallelismo con i giorni nostri potremmo definirlo: il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America.

Al termine delle due giornate sono previste due conferenze, la prima sabato 23 dalle ore 19.00, del Prof. Livio Zerbini (Università di Ferrara), a tema: “Plinio il giovane e l’Imperatore Traiano”, mentre la seconda domenica 24 dalle ore 19.00, del Dr. Alessandro Cerioli (ideatore e direttore del progetto), a tema: “Il Lario Romano”.

 

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Boudicca, regina e guerriera

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Tablinum: Boadicea o Boudicca, (nome derivante dalla parola celtica bouda, cioè vittoria), sposa del re Prasutago, era la regina della città di Iceni (ora Norfolk), ancora indipendente al potere di Roma: Giulio Cesare aveva iniziato l’invasione della Gran Bretagna nel 55 a.C., ma non era mai realmente riuscito ad imporre la sua dominazione sopra i Britanni. Nel 43 d.C. che l’imperatore Claudio ordinò che la Gran Bretagna dovesse essere conquistata. È durante questa seconda invasione che nasce la storia di Boadicea.
Boadicea è stato descritta come donna potente e, durante le battaglie, si spostava sul carro combattendo con la lancia. Lo storico romano Cassio Dione ci fa sapere che ella era “alta, di statura enorme, aveva un aspetto davvero terrificante nello sguardo dei suoi occhi; la voce rauca, una grande massa di capelli le scendevano fino ai fianchi; intorno al collo aveva una collana d’oro; indossava una tunica colorata su di un mantello che era legato da una grande spilla” (Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, 62, 2).

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Quando Prasutago morì nel 60 d.C. senza eredi maschi lasciò tutte le sue ricchezze alle sue due figlie e all’Impero Romano, a quel tempo comandato da Nerone, confidando con ciò di guadagnarsi la protezione imperiale per la sua famiglia. Era pratica normale di Roma concedere l’indipendenza ai regni alleati solo finché erano vivi i “re clienti”, che dovevano lasciare in eredità a Roma i loro regni. La legge romana, inoltre, riconosceva validità solo all’eredità per linea maschile. Per questo, alla morte di Prasutago, non avendo egli figli maschi, le sue terre e le proprietà furono confiscate e i nobili trattati come schiavi. Boudicca protestò con forza: per tutta risposta, i Romani la umiliarono esponendola nuda in pubblico e frustandola, mentre le giovani figlie furono stuprate.
Così, mentre il governatore della provincia, Svetonio Paulino, era assente nel 60 o 61 poiché stava conducendo una campagna contro i druidi dell’isola di Anglesey (Galles settentrionale), Boudicca organizzò una ribellione in tutta la regione dell’Anglia Orientale. Gli insorti bruciarono Camulodunum (Colchester), Verulamium e parte di Londinium (Londra) e molti avamposti militari, massacrarono (come riporta Tacito) 70.000 tra Romani e Bretoni simpatizzanti romani facendo a pezzi la Nona Legione.

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Riorganizzate le truppe, Paolino si scontrò con Budicca nella battaglia di Watling Street (ubicazione sconosciuta e dibattuta) e, nonostante i Romani fossero molto inferiori di numero, sfruttando la loro superiorità tattica inflissero una dura sconfitta ai ribelli, facendone strage. Boudicca si avvelenò, per non cadere nelle mani dei Romani.

Boudicca
Nel Medioevo la figura di Boudicca fu dimenticata, tant’è che non compare in nessuna fonte. Ricomparve poi nel XVI secolo, dopo la riscoperta delle opere di Tacito e di Cassio da parte di Virgilio Polidoro. A partire dal XVII secolo la sua storia ispirò diversi autori. La sua fama raggiunse l’apice nell’età vittoriana, quando divenne un’eroina e un importante simbolo culturale del Regno unito. Essa compare in diversi romanzi contemporanei, tra cui il quinto libro del ciclo di Avalon di Marion Bradley e Il vessillo di porpora di Massimiliano Colombo, pubblicato nel 2011.

                                                                                                      Francesca Corsi

Le Grandi Battaglie della Storia: Termopili

passo delle termopiliTABLINUM: cari lettori questo mese tratteremo le vicende belliche intercorse fra il potente impero persiano e le piccole città stato della Grecia. La battaglia da noi descritta in questo articolo è ricordata negli annali come la battaglia del passo delle Termopili, ed ebbe luogo nel del 480 a.C. In contrapposizione due figure carismatiche e agli antipodi: una alla guida dell’esercito persiano, re Serse I; mentre l’altra alla testa della coalizione greca, composta da spartani, corinzi, tebani e altri greci, re Leonida. Non si trattò di una battaglia campale, come accadde un decennio dopo, nel 479 d.C., a Platea, a passare alla storia furono, invece, le imprese del contingente di millequattrocento uomini, al comando di re Leonida, rimasti con a contrastare le schiaccianti forze belliche dei molti persiani.

Ma come si è arrivati a questo epico scontro?

movimenti eserciti greco - persianoL’invasione persiana del 480 a. può considerarsi una risposta allo “smacco” subito durante la fallita “prima invasione” della Grecia ad opera del re persiano Dario, con la conseguente grande vittoria dei greci a Maratona (490 a.C.). Dieci anni dopo, nel aprile del 480 a.C., il figlio di Dario, Serse I, deciso a vendicare la bruciante sconfitta del padre, ritenta l’invasione della Grecia in un modo senz’altro spettacolare: ordina, infatti, di unire, grazie alla costruzione di un ponte di barche, le due rive dell’Ellesponto nel punto in cui esso si restringe a soli sette stadi (1200 m). Dopo il fallimentare primo tentativo, conclusosi con la decapitazione dei suoi ingegneri egiziani e fenici e con il singolare episodio della “flagellazione” del mare di cui abbiamo notizia grazie a Erodoto, finalmente Serse I ottiene la costruzione del tanto agognato ponte di ben seicentosettantaquattro barche che consente l’invasione persiana in una trionfale parata durata ben sette giorni e sette notti, nella quale, sempre secondo quanto tramandato da Erodoto, non mancano i più infausti segni premonitori.  

leonidaPer tutta risposta alla nuova e pressante minaccia persiana, gli Ellenici, riuniti a Corinto, formano un’alleanza, l’”Afizionia Panellenica” che comprendente trentuno Polis; Sparta è fra queste confederate e fornisce i soldati migliori e meglio addestrati del mondo, uomini nati e cresciuti per combattere e allevati sin da bambini a credere che la gloria più grande fosse il cadere combattendo sul campo di battaglia. Proprio dalle leve spartane provenivano i più valenti guerrieri eletti comandanti della coalizione delle Polis greche . Per poter dilagare nell’Attica, i Persiani devono necessariamente transitare per uno stretto e impervio passo, fra il monte Kallimodron ed il mare, chiamato Termopili (nome che significa “termos pulai”, cioè porte calde, e trae origine dalla presenza di numerose sorgenti naturali di acqua calda a delimitare i perimetri dello stretto passaggio costiero). Per bloccare l’immenso esercito di Serse I i confederati vi mandano un’avanguardia di settemila opliti al comando del re di Sparta Leonida.

Molto attenti a non commettere errori, per via della natura impervia del luogo, i persiani attendono tre giorni prima di dare il via alle ostilità, cercando delle vie alternative, compresa la corruzione di re Leonida; ma tutto risulta invano.

mappa strategicaAl quarto giorno dunque iniziano le ostilità e durante la prima ondata d’attacco i persiani vengono respinti dalla fiera resistenza greca. Grazie a degli accorgimenti adottati da Leonida tra i quali la ricostruzione del muro focese le forze persiane sono necessariamente bloccate nel punto più stretto del passo, dove non sono i grandi numeri a contare bensì l’abilità nel combattimento: per questo lo schierare gli opliti, pesantemente corazzati, consente al manipolo di uomini al comando di re Leonida di avere la meglio sui singoli combattenti persiani, incapaci di forzare il blocco greco.

immortali persianiIl giorno successivo, probabilmente consigliato in modo erroneo dai suoi generali, Serse I manda all’assalto dei greci la sua guardia personale, gli Immortali, subendo però perdite elevatissime. Si tratta di una decisione presa all’epilogo di una serie di gravi errori strategici: non ha atteso le mosse del nemico, non lo ha sfiancato con lanci di proiettili e con incursioni rapide per poi decidere di far entrare in scena subito il suo corpo d’elite. Duplice errore se si considerano le alte perdite e lo scoramento delle altre truppe persiane, vista la guardia imperiale decimata dai greci. La tattica di risposta attuata da Leonida è elementare ma estremamente efficace: eseguire una finta ritirata per poi tornare sui propri passi e decimare i nemici isolati. Di fronte allo spettro di una nuova ignominiosa disfatta, Serse I decide di ripiegare in buon ordine e riorganizzare le sue frastornate truppe, mentre i greci si alternano nella difesa del passo per consentire il riposo alle truppe coinvolte nei primi giorni di scontri. Si va cosi creando una situazione di stallo percepibile da parte di ambedue gli schieramenti e, probabilmente, si sarebbe potuti potrebbe proseguire con questo stallo per dei mesi.

oplita-armaturaMa la svolta giunge inaspettata e favorisce i persiani, anche se immeritatamente. Un pastore greco che abitava in quelle zone, tale Efialte, decide di vendersi al re persiano, in cambio di lauti doni, ed indica un passaggio alternativo, una sorta di sentiero per le capre che gira tutto intorno al monte Kallimodron e consente di prendere i greci alla spalle. A questo punto Re Leonida, consapevole di essere stato irrimediabilmente aggirato, decide di allontanare il grosso dell’esercito greco e resta a guardia del passaggio con trecento Spartani, settecento Tespiesi, quattrocento Tebani e, forse, qualche centinaio di altri. Si tratta, per questi opliti di un consapevole sacrificio: l’unico risultato che potranno trarre dalla loro resistenza sarà ritardare l’invasione persiana e guadagnare tempo in favore della riorganizzazione dei ranghi dei confederati. Premiato il traditore Efialte, Serse I divide il suo esercito ed intraprende una mossa a “tenaglia” che obbliga i greci a combattere su due fronti contemporaneamente: quello anteriore e quello posteriore. L’attacco posteriore dei persiani costituisce una vera e propria a sorpresa per il re Leonida che cerca di contrastare l’impeto dei persiani che calano dal crinale della montagna. Ormai il destino della battaglia sembra irrimediabilmente deciso e pur resistendo strenuamente, Leonida e i suoi uomini non possono che constatare di aver perduto la battaglia. E’ così che prende un’eroica decisione: fa allontanare il grosso dell’esercito, rimanendo a guardia del passo con soli mille e quattrocento uomini circa.

salaminaAl termine degli scontri quel giorno, fra i caduti si contano quasi solo opliti greci, compreso il corpo di re Leonida di Sparta. Tuttavia il sacrificio di Leonida e dei suoi opliti non si rivela vano e la coalizione può guadagnare tempo vitale. Nonostante la fortunosa vittoria alle Termopili la partita contro i greci non è ancora vinta per Serse: I contingenti greci, approfittando del tempo guadagnato, si riuniscono sotto il comando dello stratega ateniese Temistocle e riescono a bloccare l’avanzata via mare delle truppe nemiche infliggendo loro una sconfitta memorabile in occasione della naumachia di Salamina (la prima grande battaglia navale di cui possiamo vantare ampia documentazione).

serseParalizzato da queste battute d’arresto Serse commette l’errore che pregiudicherà irreparabilmente la sua vittoria nella terza ed ultima battaglia contro la coalizione greca. Il re persiano decide infatti di rimpatriare con il grosso dell’esercito e di rinviare l’invasione all’anno successivo, lasciando a presidiare la Grecia solo il suo generale migliore, Mardonio, alla testa di cinquantamila uomini. Questa esitazione va a favore delle forze greche che sfruttano intelligentemente il periodo di tregua per riorganizzarsi e affrontare l’esercito persiano nella battaglia di Platea a ranghi completi, correva l’anno 479 a.c. e la vittoria greca in quella battaglia campale consentì alla Grecia di mantenere le proprie libertà e autonomie facendo comprendere ai persiani che la Grecia non era poi tanto facilmente conquistabile.

battaglia-plateaMa provate, per un solo istante, a pensare quanto sarebbe cambiato se i persiani avessero vinto a Platea? La società occidentale, come la intendiamo noi oggigiorno, non esisterebbe. Quindi niente più classicismo e soprattutto niente più ellenismo. Una società che sposava i costumi orientaleggianti, che parlava il farsi, che adorava Ahura Mazda e che era soggetta al volere di un monarca assolutista. Facendo questa semplice riflessione potrete comprendere meglio il sacrificio di re Leonida e di tutti i greci liberi.

Il prossimo mese tratteremo le vicende di un re macedone che fece di un sogno realtà, che si spinse la dove nessuno altro avrebbe potuto immaginare e che cambio il mondo allora conosciuto, per sempre: Alessandro Magno e la battaglia di Isso.

 

Alessandro Cerioli