Olympos: Dioniso, il Dio della Trasgressione

304px-Dionysos_Louvre_Ma87_n2Studio Tablinum: trattare le vicende del Dio Dioniso è come entrare in un mondo fatto di trasgressione e delirio mistico. Un Dio che dalle sue sembianze sembrava più una ragazzina, con il suo corpo sinuoso e i suoi capelli riccioluti e profumati. Figlio di Zeus e della principessa di Tebe Semele.

La sua nascita è ancora più singolare della nascita della Dea Atena, dalla testa del padre Zeus: Dioniso nacque dalla coscia del Padre degli Dei. Accadde che la Madre degli Dei Hera scopri la relazione del marito con una mortale, Semele, e furibonda per l’ennesimo tradimento del marito divino escogitò il modo di eliminare l’amante.

Diciamo che non si prospettava nulla di buono. Hera prese le sembianze della vecchia nutrice di Semele, Beroe, e iniziò a insinuare nella mente della principessa il pensiero che Zeus in fondo non l’amasse molto e che in effetti non gli si era mai mostrato nella sua magnificenza divina, ma che solo fuggevolmente consumava il suo amplesso, al buio delle lampade, e poi si dileguava. Semele a questo punto decise che non si sarebbe più concessa al Padre degli Dei se questi non si fosse presentato nella sua vera natura.

jupiter-semele-della-vecchiaZeus provò a far capire alla giovane amante che questo non era possibile, per il suo bene, ma la giovane non volle sentire ragioni e a questo punto Zeus acconsentì, si presentò nella sua veste sfolgorante e in un solo istante lo splendore del Dio, racchiuso nel fulmine, incenerì la povera principessa. Zeus fece appena in tempo a strappare dal corpo incenerito di Semele il piccolo che ella portava in grembo, Dioniso. Non essendo ancora maturi i tempi Zeus decise di portare a termine la gravidanza e si squarciò una coscia, vi inserì il piccolo Dioniso e poi ricucì la ferita.

Giunto il nono mese Zeus estrasse il neonato Dioniso dalla sua coscia e lo presentò al mondo come suo figlio. Infatti il nome Dioniso significa “nato due volte”.

Simboli caratteristici di Dioniso erano l’uva, l’edera e portava sempre con se un bastone attorcigliato di pampini ed edera, il Tirso; altro attributo sacro al Dio era il Kantharos, caratteristica coppa a due manici con cui bere il vino.

dioniso e silenoIl piccolo Dioniso non era però ancora al sicuro dalla gelosia di Hera e quindi fu nascosto dal padre Zeus nel paese chiamato Nisa, paese che non ha una collocazione precisa, alcuni lo collocano in Asia, altri in Africa. La Madre degli Dei mise sulle sue tracce gli implacabili Titani che lo trovarono intento a giocare nei pressi di una fonte. I Titani cercarono di aggredirlo, ma benché ancora molto piccolo, Dioniso si difese usando la sua dote principale: la metamorfosi. Si trasformò ora in un leone, ora in un toro ed ebbe la meglio sugli aggressori.

Hera, infuriata con i suoi inviati che non riuscirono ad aver ragione del piccolo Dioniso, sbatté le porte dell’Olimpo in un modo così vigoroso che il rumore si propagò per tutto l’universo e propagandosi anche sulla terra stordì Dioniso, a quel punto i Titani lo fecero a pezzi e ne cucinarono i brani in un calderone. Quando il padre Zeus venne a sapere di questa crudele nefandezza folgorò all’istante i Titani e ricomponendo il corpo del figlio gli ridiede la vita.

dioniso e chironeMa vediamo ora le prime vicende del Dio della Trasgressione in eta matura: si pensa che fu allievo del Centauro Chirone, che gli insegno le arti della danza, del canto e le regole iniziatiche dei futuri riti dionisiaci.

Quando Dioniso, apprese queste lezioni da Chirone, decise di intraprendere le sue spedizioni in giro per il mondo e la sua presenza passava tutt’altro che inosservata, a differenza del Dio Hermes, anch’esso un dio girovago, che solea muoversi con fugacità, inosservato e felpato, proprio come si conviene al Dio dei Ladri, Dioniso fa sentire ovunque la sua presenza ed è impossibile non accorgersi di lui. L’epifania di Dioniso è sempre un evento sconvolgente e le genti che ne entrano in contatto diretto non saranno mai più le stesse.

piratiCome accadde ad una ciurma di pirati che solcava l’Egeo in cerca di prede da saccheggiare. All’improvviso un marinaio vide la figura di un giovane bellissimo che se ne stava in piedi su un promontorio di un’isola, questo giovane era Dioniso. Sbarcati sull’isola i pirati decisero di fare prigioniero il giovane e di richiedere un lauto riscatto alla famiglia, lo trascinarono a bordo e cercarono di incatenarlo all’albero maestro della nave, ma questi non vi riuscirono, in un modo o nell’altro i nodi e le catene si scioglievano e il giovane si liberava e sorrideva ai suoi aguzzini in modo misterioso. A quel punto il timoniere della nave, vedendo la scena, ebbe un brivido e si mise ad urlare ai suoi compagni di lasciare libero il ragazzo poiché era un Dio ed esortava i suoi compagni a non fargli del male. I suoi compagni iniziarono a ridere facendosi beffe del timoniere, ma all’improvviso accadde il primo prodigio, i marinai sentirono un profumo inebriante sprigionarsi dal ponte della nave e si resero conto che ne stava scaturendo una fonte di puro vino.

All’ora lo stupore e il terrore si impadronirono dell’equipaggio, ma ormai era troppo tardi, un’edera cresceva e si avvinghiava all’albero maestro e agli scalmi. Dioniso divertito da quanto stava compiendo decise di trasformarsi in un leone e di spingere l’equipaggio, tranne il timoniere, verso la poppa della nave, costringendo i pirati a gettarsi in mare.

Ed ecco il secondo prodigio, uno dopo l’altro i pirati si trasformarono in delfini. L’unico superstite fu il timoniere che, terrorizzato, si sentì rincuorare dal Dio della Trasgressione essendo stato l’unico a comprendere la sua vera natura.

prosimno e dionisoAncora giovane si ricorda il suo viaggio nell’Ade per cercare di riportare in vita la madre Semele, fu in quel frangente che conobbe Prosimno, un vecchio pastoreche si propose quale sua guida nel mondo dei defunti.

Fu cosi che Prosimno guidò Dioniso dalla madre, nei pressi di Lerna e fu in quel momento che la guida chiese la sua ricompensa, davvero singolare. Dioniso doveva farsi amare da Prosimno, come una fosse una donna: Dioniso accettò, ma gli chiese di ritornare nel mondo dei vivi per trarre fuori da quel posto di morte la madre Semele e Prosimno acconsentì dicendogli che avrebbe atteso il suo ritorno.

Accadde però che il pastore Prosimno morì prima che Dioniso facesse ritorno. Tuttavia Dioniso, tornato nei pressi di Lerna per adempiere alla promessa, decise di “soddisfare” almeno l’ombra del pastore.

Avvicinatosi che fu al tumulo di Prosimno creò con del legno di ulivo una sorta di fallo e gli si sedette sopra, e proprio come una donna godette di questa pratica. Infine pose tra le stelle del cielo la figura della sua guida, rimanendole eternamente grato.

trionfo di dionisoQuando Dioniso raggiunse l’età adulta come “regalo” da parte di Hera, fu reso folle e inizio un pellegrinaggio in diverse parti della Grecia e dell’Asia, scortato dal suo tutore Sileno, da un gruppo di Satiri e dalle Menadi.

Il Dio della Trasgressione, a capo di questa singolare spedizione si scontrò con i Titani, in Egitto, restituendo al Dio Ammone lo scettro che questi gli avevano sottratto. Dopo poco tempo si diresse in Siria dove sconfisse e depose il Re di Damasco, scorticandolo vivo per aver tentato di resistere a lui, un Dio.

Si pensa che Dioniso con il suo corteo arrivò sino in India e lungo la strada introdusse il proprio culto, fondando anche delle città.

Una volta ottenuta l’immortalità, dopo l’ennesimo impresa, sconfiggendo il Re indiano Deriade, decise far ritorno in Grecia. Ma al suo ritorno gli si oppose il fiero popolo delle Amazzoni, figlie di Ares.

In questa ultima battaglia Dioniso non partecipo attivamente ma divenne spettatore dello scontro tutto femminile fra le Amazzoni e le Menadi, a lui devote, queste ultime ebbero la meglio sulle feroci avversarie e il corteo poté rimettersi in marcia per la Grecia.

PenteoFeroce fu la vendetta contro il Re di Tebe, Penteo e sulle donne della città che non credettero alle affermazioni della loro principessa Semele, che diceva di aver giaciuto con il Padre degli Dei. A quel punto Dioniso punì con la follia le donne di Tebe e le spinse a tenere dei riti orgiastici in suo favore nei boschi che circondavano la città, mentre infuse nella mente del Re Penteo l’enthousiasmos*.

Le donne ormai divenute Menadi, ossia adoratrici del culto di Dioniso, durante il punto di massima estasi del culto scoprirono in cima ad un albero il curioso Re Penteo che, spinto da Dioniso, voleva vedere con i propri occhi le donne che avevano abbandonato il focolare e il telaio per addentrasi nei boschi ad intraprendere simili rituali.

Le Menadi catturarono il povero Penteo e lo sbranarono vivo; tra le cannibali era presente anche Agave, la madre del Re, che non riconobbe il figliolo se non quando fu troppo tardi. Come Dioniso le rese folli Dioniso gli ridiede la ragione e le donne di Tebe, accortesi di quello che stavano facendo, sprofondarono in una desolazione eterna.

Come risultato delle loro gesta furono bandite da Tebe e solo a quel punto Dioniso fu soddisfatto della propria vendetta.

dioniso e ariannaMentre la vicissitudine che vide il Dio giungere a Nasso è decisamente più benevola. Il Dio trovò sulla spiaggia che vagava sconsolata la povera Arianna, sedotta e abbandonata dall’eroe Teseo. Dioniso mosso da un sentimento amorevole decise di portare via da quell’isola la povera Arianna e in seguito di sposarla. Anche Arianna, in quanto sposa, prese parte al celebre trionfo di Dioniso, dove essa stava sopra un carro trainato da una coppia di capretti, mentre Dioniso avanzava su carro trainato da una coppia di pantere. In un tripudio di allegria e schiamazzi, fra Satiri e Sileni danzanti, le Menadi intrattenevano tutti con la musica dei tamburelli e delle siringhe, mentre Sileno, il vecchio tutore di Dioniso, a fatica si reggeva in groppo al suo asinello.

Come avrete compreso Dioniso era venerato ovunque e a differenza degli altri Dei riusciva a portare quel sentimento che non tutti gli Olimpi erano in grado di offrire: l’ekstasis*. Ma guai ad abusarne, Dioniso esigeva particolari rituali e molta devozione, altrimenti l’abisso del delirio era sempre aperto per i trasgressori. Possiamo dire che il potere del Dio della Trasgressione non conosceva confini.

Il prossimo mese di dicembre tratteremo le vince della Dea della Natura, Demetra.

Alessandro Cerioli

* Enthousiasmos letteralmente significherebbe “avere un Dio dentro di sé”, noi contemporanei ne abbiamo ricavato solo una condizione positiva: entusiasmo.

* Ekstasis letteralmente significherebbe “uscire fuori di sé”, ancora oggi parliamo di estasi quando un qualcosa interferisce con l’animo umano.

Olympos: Hermes, il Messaggero degli Dèi

Hermes_Logios_Altemps_Inv8624Studio Tablinum: basterebbero poche parole per definire il Dio Hermes, ossia: ladro, bugiardo e imbroglione. In verità  Hermes era anche un Dio generoso, alle volte, e andrebbe considerato un Dio vagabondo per la sua connotazione “professionale”; era il Messaggero degli Dei, faceva da tramite fra l’Olimpo e la terra, ma non solo, faceva da collegamento fra il mondo dei vivi e quello dei defunti. E’ il Dio delle soglie, un ponte tra il visibile e l’invisibile e arriva sempre inatteso e con rapidità. Per questa sua capacità di essere ovunque e in nessun luogo, leggero e inavvertito, lo rendono non solo patrono delle comunicazioni e dei viaggi ma anche del furti; tutti i ladri di questo mondo, per forza di cose, debbono avere un protettore potente per potersi destreggiare con fugacità.

maiaFiglio di Zeus e della Pleiade Maia, Hermes è considerato uno dei dodici Olimpi, i suoi simboli erano il gallo e la tartaruga, era facilmente riconoscibile per il suo abbigliamento, il suo cappello e i suoi sandali alati, il borsellino ed il Kerykeion, il bastone da viandante. Zeus, per evitare di farsi scoprire dalla moglie Hera, segretamente sgusciava di notte fuori dal letto di nozze e si precipitava nella grotta dove la figlia del gigante Atlante Maia lo attendeva. Da questa unione nacque Hermes e non poteva che essere figlio del Padre degli Dei. Precocemente, la sera della sua nascita, scappò dalla sua culla e si incamminò nella boscaglia. Con stupore la prima cosa che vide fu una tartaruga, animale corazzato e buffo; Hermes preso dallo stupore riportò l’animale nella grotta e con un coltello lo uccise e dal suo guscio ne ricavò una nicchia dove vi posizionò sette corde di nervo di pecora che iniziò a pizzicare, in quell’istante ne scaturì un suono dolce ed armonioso che incantava. Era nata la Lira.

Hermes era un Dio dalla mente fervida e brillante, vedeva cose che gli altri non potevano nemmeno immaginare, e qui la sua seconda avventura, dopo solo un giorno di vita, stava per essere messa in atto. Si mise in testa di rubare le vacche sacre del Dio Apollo, suo fratello. Cosi Hermes depose il nuovo strumento musicale e si incamminò verso i monti della Pieria, dove pascolava la mandria degli Olimpi. Radunò la mandria e la portò via con se, accorto che le vacche camminassero tutte all’indietro per non lasciare tracce direzionali su di un terreno sabbioso. Mentre per confondere le idee costui prese delle calzature enormi con foglie e rami, pensando che nessuno avrebbe mai sospettato che il ladro fosse un bimbo in fasce, ma un gigante o un mostro.

Arrivato in un luogo sicuro nascose le vacche e ne macellò due, che con buon appetito hermes e argodivorò in loco. Si pensa che quel gesto portò il Dio Hermes ad inventare il fuoco e nuove tecniche per cucinare gli alimenti. Insomma dopo ventiquattrore di vita l’infante inventò la Lira, il fuoco e l’arte culinaria.

Apollo, recandosi al pascolo per il controllo quotidiano, si accorse che mancavano all’appello cinquanta vacche e non si capacitava del fatto che le impronte provenissero da una parte improbabile e poi quelle impronte giganti, nessuno poteva lasciare impronte simili. Visto al lavoro un vignaiolo lo interrogò ed il vignaiolo, che non se la senti di mentire al Dio del Sole, racconto un fatto strano, un bimbo che conduceva una cinquantina di vacche che procedevano all’indietro. A quel punto Apollo andò su tutte le furie e si precipitò nella grotta, dove nel frattempo il neonato furfantello Hermes era tornato per un riposino ristoratore. Preso Hermes per un orecchio lo condusse sull’Olimpo. Una volta al cospetto del Padre degli Dei, Hermes giurò e spergiurò che non sapeva nulla di queste “vacche” ma che era solo un povero neonato. Zeus a quel punto rimproverò il neonato intimandogli la restituzione del maltolto e ammonendo Hermes di comportarsi in futuro in modo più corretto, ammonimento che Hermes non seguì mai per via della sua natura scaltra e furtiva. Tuttavia, per fare pace con il fratello Apollo, gli donò lo strumento che da poco aveva inventato, la Lira. Avendola nelle sue mani Apollo divenne anche il Dio della Musica.

Hermes IVCome dicevamo prima Hermes era il Dio protettore dei viandanti, dei commercianti e dei ladri ma essendo un messaggero che viaggiava per tutto il mondo aveva anche un compito più gravoso, ossia quello di accompagnare le anime dei defunti nell’Aldilà, nell’Ade. Il Dio le radunava e con il suo bastone magico le conduceva attraverso le porte dell’inferno dove esse erano condannate a rimanere in eterno e questa operazione si ripeteva tutte le notti, non a caso Hermes veniva anche identificato come una divinità esoterica. Malinconico custode dell’oltremondo.

Era venerato in tutta la Grecia, ma il centro più importante dove veniva praticato il suo culto era a Feneo in Arcadia.

Diciamo inoltre che sull’Olimpo per lui il lavoro non mancava mai, veniva anche impiegato nel disbrigo delle faccende domestiche come pulire la tavola degli Dei, dopo i banchetti, oppure fare il loro coppiere, insomma una sorta di Dio “factotum”.

perseoLe sue molteplici vicende lo vedono aiutare il semidio Perseo nell’uccisione della Gorgone, procurando a Perseo il falcetto di Zeus, le sue scarpe alate, l’elmo di Ade e lo scudo di Atena.

Andò sul grande Caucaso nel tentativo di convincere il Titano Prometeo a svelargli la profezia sulla fine degli Dei Olimpi ma Prometeo, il Titano amico dell’uomo, si rifiutò di parlare e prolungò cosi la sua sofferenza di prigioniero.

Partecipa, come le altre divinità, alla guerra di Ilio parteggiando per gli Achei, anche se proteggerà sempre il Re Priamo, soprattutto quando il vecchio Re andò nell’accampamento dei greci per rivendicare il corpo del figlio Ettore.

Aiutò anche l’eroe Odisseo nel suo rientro a casa, dopo il consiglio degli Dei che stabilì che il Re di Itaca potesse fare ritorno alla sua isola, Hermes si recò dalla Ninfa Calypso per convincerla a far partire Odisseo. Il Messaggero degli Dei aiuto ancora Odisseo dandogli un antidoto contro le pozioni della maga Circe che tramutavano gli uomini in animali.

ErmafroditoGli amori di Hermes furono diversi e tutti con conseguenze bizzarre per la sua discendenza, essendo il Messaggero degli Dei ambiguo nella sua natura stessa, chiaramente, anche la sua prole era alquanto stravagante.

L’amore per la Dea Afrodite portò a generare uno splendido fanciullo dal nome Ermafrodito*. Si dice che Ermafrodito avesse la bellezza di Afrodite e le vivacità di Hermes, nel suo nome sta la chiave degli illustri genitori, ma accadde che durante una scampagnata per i boschi il bel giovane si trovò nei pressi di una fonte e decise di prendersi un bagno, non sapendo però che la Ninfa Salmacide, protettrice di quella fonte, lo spiava interessata a tutta quella bellezza e non appena il ragazzo si tuffo nelle dolci acque della fonte Salmacide entro anch’essa in acqua e si unì a lui, il giovane Ermafrodito, che non voleva saperne di congiungersi con Salmacide, tento di divincolarsi ma la Ninfa presa da una furia cieca fece un giuramento solenne a gli Dei: non venga mai il giorno in cui i nostri due corpi si staccheranno… Pronunciato questo giuramento dall’acqua usci un essere che non era né uomo né donna ma entrambe le cose. Aveva fattezze da fanciulla ma attributi maschili.

dio-panUn altro figlio bizzarro di Hermes, avuto con la ninfa Driope, fu il Dio potente e selvaggio Pan. Hermes avrebbe sedotto la ninfa sulle montagne dell’Arcadia. Invaghitosi di lei il Messaggero degli Dei si trasformò in un caprone e si avvicinò furtivamente alla ninfa, una volta giunto nei suoi pressi con un balzo gli fu addosso e abusò di lei. Ecco perché da questa unione nacque una divinità tanto capricciosa e surreale, metà uomo e metà capro. Si dice che Driope appena vide questo suo figlio ne fu talmente spaventata che lo abbandonò nei boschi.

Pan era una divinità, come suo padre Hermes, che amava i boschi, i pascoli e la campagna, grande amante del sesso e della danza, era solito inseguire le ninfe mentre suona il suo strumento, la siringa o flauto di Pan. Era anche un dio scherzoso e appariva d’improvviso terrorizzando** pastori e viandanti emettendo urla terrificanti.

mercurio-mitoMentre un figlio di eccezionale furbizia, come il padre Hermes appunto, fu Autolico, padre di Laerte e nonno di Odisseo. Nacque dall’unione fra il Messaggero degli Dei e Chione, figlia di Dedalione. Autolico, grande ladro, aveva la capacità di rubare qualsiasi cosa a chiunque e senza essere scoperto. Autolico fu anche un componente degli Argonauti e dispensò consigli al nipote Odisseo durante il loro incontro, non a caso Odisseo era scaltro e ingannatore.

Come avrete compreso siamo di fronte ad un Dio dalle molteplici capacità, non sempre leali e cristalline, ma per i greci Hermes era un Dio a cui votarsi in caso di bisogno pratico: prima di un viaggio, prima dell’apertura di un’attività commerciale o prima di un furto, era bene avere il Dio Hermes come protettore.

Il Prossimo mese tratteremo le vicende della Dea della Saggezza, Atena.

Alessandro Cerioli

*Ancora oggi definiamo Ermafroditismo il fenomeno con il quale una specie animale o vegetale può produrre, in ambo i modi, i gameti maschili e quelli femminili.

** Ancora oggi parliamo di “panico” per le paure improvvise e immotivate.