ArtAttitude: Love in Lake Como – Vie d’Acqua

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Tablinum: c’è un luogo sul Lago di Como dove la bellezza dei capolavori d’arte si fonde con le meraviglie della botanica e con il rinomato paesaggio lariano. Qui al Museo e Giardino Botanico di Villa Carlotta, da Mercoledì 26 Giugno a Mercoledì 10 Luglio 2019, farà tappa la rassegna ArtAttitude 2019, curata da Tablinum Cultural Management, per presentare al pubblico due artiste, le cui opere stanno riscuotendo un notevole successo di pubblico e critica a livello internazionale: Marlene Luce Tremblay e Rossella Rossi.

Marlene Luce Tremblay parte dalla fine art photography per realizzare opere in cui l’emozione si congiunge alle impressioni catturate dal suo obiettivo fotografico. Giunta nel 2018 sul Lago di Como per inaugurare la sua prima mostra personale, Marlene ha subito a tal punto la suggestione del Lago di Como da realizzare la serie Love in Lake Como ispirata alle meravigli paesaggistiche e artistiche del Lago più bello del mondo.

Le opere di Rossella Rossi sono immediatamente riconoscibili per il forte legame all’elemento acquatico quale ispirazione e leitmotiv delle sue creazioni artistiche. Il Lago di Como con le sue Vie d’Acqua è dove la storia e la cultura si fondono indissolubilmente ed è sicuramente il perfetto luogo per ospitare la nuova mostra di Rossella Rossi.
Acqua significa origine, luogo in cui la vita ha inizio e in cui ritrovare sé stessi.

Le Mostre osserveranno i seguenti orari: dal Martedì al Venerdì: 15.00 – 18.00, Sabato e Domenica 10.30 – 12.30 – 14.30 -18.00. CHIUSO il lunedì.
I nostri ospiti potranno come sempre usufruire di contenuti digitali attraverso il proprio smartphone. La presenza costante dei curatori in mostra consentirà di usufruire gratuitamente della visita guidata alle mostre.

Le mostre sono curate dalla storica dell’arte Elisa Larese

Tribute Lucius Minicius Exoratus

Studio Tablinum: il Tributo Storico a Lucius Minicius Exoratus, tenuto dal Classicista Alessandro Cerioli, presso Menaggio, è stato l’occasione per riscoprire questo personaggio storico, vissuto nel I secolo d.c. che fu un personaggio di spicco nella corte dell’Imperatore Vespasiano; ricoprì le cariche di Console, Prefetto, Pontifex e Flamine dell’Imperatore. La stele funerararia, in marmo di Musso, fa comprendere l’importanza di Exorato dalle sue dimensioni e dalla sua splendida lavorazione. La serata è stata di forte impatto grazie ai membri della Legio I Italica che hanno curato l’aspetto delle militaria, il Vive presidente FilippoCrimi ha delucidato le panoplie delle epoche repubblicano-imperiali e la nascita della Legio I Italica. Lo Scrittore Massimiliano Colombo ha concluso la serata con la presentazione dei suoi romanzi storici “La Legione degli Immortali”, “Il Vessillo di Porpora” e “Draco, l’ombra dell’Imperatore”, editi da Piemme.

Larius: dal periodo classico al medioevo.

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Studio Tablinum: partirò dall’arrivo di Cesare nella antica Comum Oppidum, che rifondò in Nova Comum dove insediò una cospicua colonia greca nell’anno 59 a.c.

Proprio Nova comum diventa avamposto della cultura classica all’interno di un territorio ancora inesplorato come quello gallico. Da qui, grazie alle progressive infiltrazioni di coloni greci promosse da Caio Giulio Cesare, assisteremo a un progressivo sviluppo delle cultura, delle arti, dei mestieri, tipici della cultura classica. Una dimostrazione è data dai numerosi nomi dall’etimologia ellenizzante conservati dai paesi affacciati sul bacino lariano come, ad esempio, Lenno da Lemno, Corenno da Corinto.

E’ importante comprendere quanto fosse differente la natura del territorio lariano quando le avanguardie delle legioni, si trovarono ad affrontare popolazioni sino ad allora non assuefatte al modus vivendi romano. L’orografia non aiutò affatto l’avanzata delle aquile, dirette verso i passi retici. Unico vantaggio di questi luoghi impervi, fu la via lacustre che consentiva una rapida ascesa verso nord, trasformandosi in una sorta di “autostrada” d’acqua.

La celebrata capacità romana di adattarsi a qualsiasi  territorio, anche il più impervio,passò dall’edificazione dei due castra di Lemnos (Campo di Lenno) e Bilacus (Loppia di Bellagio), realizzati meramente per scopi bellici, a un’edilizia pubblica e privata di carattere civile di cui ancora oggi abbiamo importanti riscontri.

La fama di questi luoghi crebbe progressivamente fino a raggiungere il culmine nell’età aurea traianea quando Plinio il Giovane edificò le sue amate ville, la Tragoedia e la Comoedia, proprio sulle sponde lariane che da teatro di operazioni belliche si tramutarono in luogo ameno di villeggiatura, spesso citato anche nelle opere di celebri autori latini.

Lo spostamento della capitale dell’impero romano d’occidente da Roma a Mediolanum diede un’ ulteriore importanza all’area comasca che continuò ad avere una vasta eco anche con il sopraggiungere delle orde barbariche che sancirono la caduta dell’impero e l’inizio dei secoli bui del Medio Evo.

La zona lariana, per secoli scenario delle aspre dispute barbariche conseguite alla dissoluzione dell’impero videro infine nel VIII d.c.  l’insediarsi dei Longobardi che si integrarono progressivamente alle popolazioni locali  soprattutto a seguito della loro conversione al cristianesimo ad opera della leggendaria Regina Teodolinda. Di questo periodo possiamo trovare traccia nei numerosi resti di edifici religiosi. Luoghi che anche nell’epoca medievale sono stati teatro di importanti eventi storici, pensiamo alla lotta del Barbarossa contro i comuni , di cui ,ancora oggi, a un millennio di distanza è rievocato nella notte di San Giovanni, l’incendio dell’Isola Comacina ad opera dei comaschi.

Ma non solo come  è ben testimoniato dall’ Hospitalis di Ossuccio, queste terre furono attraversate dai pellegrini che attraverso la via Francigena si dirigevano alla volta di Roma.

In questi luoghi ameni si respira la nostra storia,  essenziale  per poter comprendere meglio il nostro futuro. È per questo che la sensibilizzazione delle nuove generazioni si ritiene elemento fondamentale per conferire una profondità maggiore ai luoghi del nostro quotidiano.

Alessandro Cerioli

Per saperne di più:

Como

Lenno

Bellagio

Quando dal Lago di Como si poteva raggiungere il Mare Adriatico

ImmagineStudio Tablinum: Sono passati oramai settant’anni dalla dismissione dei navigli, a Milano, e tutto d’un tratto la città d’acqua, molto simile ad Amsterdam e a Venezia, divenne una città simile alle altre, i suoi trasporti spostati dall’efficiente via d’acqua e posti quasi per la maggioranza su strada, sino ad arrivare all’intasamento caotico dei giorni nostri.

Il lago di Como che sfruttava la via d’acqua meneghina si è trovato, anch’esso, tagliato fuori dalle vie fluviali maggiori, che tramite il Po portavano al Mare Adriatico. Pensiamo per un momento a come potrebbe essere la vita di tutti i giorni degli abitanti del Lario se settant’anni fa la decisione di dismettere questa arteria fluviale fosse stata diversa, ossia tutto il trasporto stradale ridivenisse fluviale; la prima cosa che si noterebbe sarebbe la totale assenza di code ed intasamenti sulle già anguste strade del circuito lacustre, tutti i paesi sarebbero organizzati con dei porti per lo scarico e carico delle merci, e si vedrebbe sul Lario un via vai d’imbarcazioni come non si vedeva più da metà ‘900. Questa tesi è stata avvalorata dalla scrittrice bellagina Lucia Sala nel suo libro “Cento Gondole Lariane” (2011), nel quale spiegava, anche grazie alle testimonianze orali di persone, quali Mario Barindelli, che si sono occupate per una vita intera di trasporto fluviale con le imbarcazioni dell’epoca, gondole e comballi, come i trasporti fossero organizzati in modo capillare e non rapsodico, come a volte si tende a pensare, ma pensato nei minimi dettagli. trasporto questo, a suo tempo, totalmente ecologico, visto che si sfruttava la forza dei venti. L’esempio più eclatante: Un carico di cinquecento quintali di materiale, da Como a Bellagio impiegava con una gondola lariana circa due ore e mezza di navigazione per giungere in porto, rammento: per mezzo di vela e non motore, sapete quanto impiega oggi un mezzo pesante (camion) per portare i nostri cinquecento quintali di materiale? La bellezza di un’ora e trenta, inquinando, creando ingorghi sulla strada quindi rallentando la viabilità alle autovetture. E’ questo il vero mistero, che cosa abbiamo guadagnato con questo cambiamento? Credo e penso veramente poco.

Pensando che il Lario era una delle vie fluviali più antiche d’Europa, usata dall’epoca insubrica prima e romana poi, si può denotare solo un regresso, non un progresso.

Altre discutissime decisioni furono prese sul Lario, esattamente sulla sponda occidentale, ossia quella di smantellare una delle più antiche ferrovie d’Italia, la linea Menaggio – Porlezza, un tratto di una ventina di chilometri che collegava due laghi prealpini il lago di Como ed il lago di Lugano. anch’esso trasporto ecologico in tutto e per tutto, che eliminava i problemi legati al traffico automobilistico in una tratta ancora oggi molto battuta.

Nella vicina Svizzera queste forme di trasporti sono stato rinforzate e non smantellate come accaduto sul Lario.

Posso segnalare ai lettori, che volessero maggiori informazioni sui due tipi di trasporti citati in questo articolo, il Museo Etnografico della Val Sanagra, dove sono collezionate delle testimonianze fotografiche dell’antica ferrovia, non che dei reperti della stessa, ed il Museo della Barca Lariana, dove sono conservate le antiche imbarcazioni, gondole, del lago di Como.

Alessandro Cerioli