Eutopia Art Collection: Orizzonti su Carta

loc settembre

Tablinum: La rassegna Eutopia Art Collection 2018 torna nel mese di settembre presso la galleria Art…on paper di Lugano (Svizzera), con la mostra collettiva “Orizzonti su Carta”, degli artisti italiani Teresa Condito e Vincenzo Vallone.

La mostra avrà una sua Vernice venerdì 15 Settembre, dalle ore 19.00, e terminerà domenica 24 Settembre.

Tablinum in collaborazione con la galleria luganese Art…on paper, è lieto di presentarvi il progetto “Orizzonti su carta”, rassegna dedicata alle opere di due artisti che hanno fatto proprio del supporto cartaceo un mezzo con il quale veicolare riflessioni ed emozioni forti provenienti dalla vita di tutti i giorni con le sue sfumature di luce e ombra ma anche dai gravi fatti di cronaca che stanno cambiando per sempre la storia del mondo occidentale.

Ad accompagnarci in questo viaggio alla ricerca di un orizzonte interiore, verso il quale volgerci tra l’incertezza di una consuetudine sempre più minacciata da eventi esterni e un’interiorità disorientata ma decisa a ritrovare i propri punti saldi, sono le opere degli artisti Vincenzo Vallone e Teresa Condito qui esposti in due percorsi espositivi personali ben distinti eppure in costante dialogo fra loro.

Dopo il crescendo di episodi terroristici di matrice islamica che hanno sconvolto il mondo, minacciando la nostra esistenza ed identità culturale (come nel caso tragico di Palmira) l’arte di Vincenzo Vallone non è più stata la stessa: si è trasformata in un grido di dolore e di avvertimento al mondo occidentale culminato nella sua prima personale “Attenzione, c’è Attenzione nel Mondo!” nel 2015, presso il Museo di Villa Carlotta sul Lago di Como. Oggi, nel 2017, alla luce dei nuovi terribili avvenimenti che minacciano la nostra civiltà, l’urlo di Vallone si è fatto sempre più assordante mentre le sue opere recano oggi i segni di un profondo compianto e di un atterito monito che si concretizza nella sua esposizione luganese “Attenzione…e se domani” costringendo il visitatore ad immaginare scenari inquietanti ma purtroppo non così irrealizzabili.

Teresa Condito è un’artista che ha all’attivo importanti partecipazioni fra cui spicca la premiazione alla Biennale di Venezia del 2015 con il collettivo Le Grande Bouffe presso il Padiglione del Guatemala. Oggi la ritroviamo in una veste inedita in cui ci presenta i suoi lavori realizzati su carta, nati da una profonda e personale interiorizzazione del mondo che la circonda.

La creazione di queste disegni, differiscono nettamente dalle forme del monumento “L’Essere”, installato presso Piazza Benedetto XV a Casoria, in Italia, o dalle provocatorie installazioni della Biennale eppure nascono dalla stessa volontà di osservare ciò che la circonda per darne poi libera interpretazione attraverso il medium artistico.

Dettaglio non trascurabile nella realizzazione di questo ciclo su carta, che potremo ammirare in esclusiva in occasione della sua anteprima luganese,  è la rinuncia ad utilizzare qualsiasi tipo di pennello, spatola o altro strumento per interagire con la carta: il colore viene steso utilizzando la propria mano, in un contatto diretto ed esclusivo fra materia e supporto, fra pensiero e azione.

I titoli sono eloquenti che rivelano come lo sguardo e la riflessione siano momenti inestricabili di uno stesso atto creativo: “Melodie dell’anima” “Le ballerine”, “Leggerezza” e “Armonie di Gong Gong”, ci portano a una dimensione che aspira alla calma e tranquillità mentre altre opere come “Bianco Rosso. Stracci bianchi celano orrore umano: macchiandosi di rosso le verità emergono” puntano impietosamente il dito sulle contraddizioni della nostra società.

Orari visita:

Lunedì chiuso

Da martedì a venerdì dalle ore 15.00 alle ore 18.00

Sabato e domenica dalle ore 10.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle ore 18.00.

Orizzonti su Carta è una mostra prodotta e curata da Tablinum Cultural Management.

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Vincenzo Vallone, Attenzione, c'è attenzione nel mondo!

Attenzione, c’è attenzione: Vincenzo Vallone a Villa Carlotta con un’opera-denuncia contro i crimini dell’ISIS

Tablinum: “Salveremo la città ma non le immagini degli idoli” così minaccia l’ISIS. Dal deserto siriano attraverso alcuni siti Internet, ma anche attraverso i social network, l’ISIS svende frammenti di antiche civiltà: fra di essi anche i monumenti archeologici di Palmyra, regina del deserto, patrimonio dell’Umanità, inutilmente posta sotto tutela UNESCO; caduta irrimediabilmente sotto le mani distruttrici delle milizie ISIS.

Vantaggi economici ed effetto mediatico. C’è chi sostiene che l’ISIS distrugga per mettere in risalto estreme ideologie collegate all’integralismo religioso; c’è chi invece, vede in questa terribile pratica non solo una conteporanea damnatio memoriae ma, piuttosto, un rapido e certo metodo di finanziamento per le attività terroristiche del Califfato: pochi i reperti autentici distrutti, molte le copie “di scena” e moltissimi quelli destinati al mercato nero di un’occidente irresponsabilmente complice.

Si distrugge, si smantella, si sottrae, si esporta. Il terrore sale e con esso le vittime.

L’ISIS inaugura il marketing del terrore: esecuzioni di massa, in città inermi, lungo battigie marine, o attraverso gabbie in cui annegare altri esseri umani. Molte ormai le estorsioni collegabili alle forniture di petrolio, di armi e di ordigni nucleari in una girandola di interessi incrociati e di catastrofi incombenti per il mondo che conosciamo.

Teatri di sangue contemporanei: dopo Parigi, in gennaio, con l’attentanto al settimanale satirico Charlie Hebdo lo scenario di marzo è diventato il Museo del Bardo di Tunisi.

26 giugno 2015, giornata di sangue: di nuovo in Tunisia, 37 vittime sulla spiaggia di Sousse, ancora delirio integralista in Francia, a Lione;  e poi gli attacchi in moschea in Kuwait e in Somalia ad opera dello Shebab.

“Il terrorismo alimentato da fanatiche distorsioni della fede in Dio, sta cercando di introdurre nel Mediterraneo, in Medio Oriente, in Africa i germi di una terza guerra mondiale” così commenta il presidente della repubblica italiana Segio Mattarella di fronte alla notizia diramata dal Daily Mail dello sventato attentato alla Regina Elisabetta, alla nuova strage di civili a Sirte e all’orrore a Palmyra.

Settembre: foto satellitari, su Palmyra in Siria, confermano la distruzione del Tempio di Bel e la strage nella città moderna. Tragedie dei migranti: a scuotere l’indifferenza di noi occidentali sono i marchi rinvenuti sulla pelle dei profughi e la fine tragicamente, morbosamente documentata dai media, di un bimbo e della sua famiglia in fuga verso un futuro in cui la vita di tutti i giorni non conoscesse guerre e stragi.

Voremmo poter scrivere la parola fine eppure…l’escalation prosegue pericolosamente rischiando di travolgerci una volta per tutte.

ARTinEXPO brochure vallone

Attenzione, c’è attenzione! è questo il richiamo, quasi un’invocazione che l’artista lancia a tutti noi.  Vincenzo Vallone,  attraverso la sua opera-progetto realizzata in 10 pannelli ci parla in modo diretto, mettendoci di fronte alla distruzione già compiuta Il rischio che corre il nostro patrimonio culturale e con esso la nostra identità, è concreto quanto quello già consumatosi per altri patrimoni o altre genti, non poi così distanti. Siamo di fronte a un’opera dalla forte carica di denuncia: l’emergenza è quella di scuotere i propri contemporanei e indurli a penetrare con attenzione le vere conseguenze di ciò che sta accadendo nel mondo.

E così l’immaginazione, segnata dagli ultimi tragici eventi legati al terrorismo dell’ISIS e all’esodo forzato dei migranti, trasforma clamorosamente le opere d’arte più preziose del nostro patrimonio nazionale grazie ad una “Mescolanza di intelligenza umana e intelligenza artificiale”

In una rappresentazione tutta inventata,  in cui  si cammina sul filo sottile di simulazione e realtà: entrambe tragicamente agghiaccianti; minaccia sicura di alienazione per un’intera secolare cultura. Se è destino insito in tutta la materia di ritornare alle proprie origini, di tornare infine allo stato di informe origine, il pensare una simile condanna rivelarsi sui capolavori della nostra cultura annichilisce e terrorizza.

Abbiamo imparato a conoscere e apprezzare il linguaggio personalissimo di Vallone fatto di “lamiere fiorite”  e ora dobbiamo prendere atto della sua trasfigurazione: quelli che ci ripropone sono frammenti, “cocci”, rovine abbandonate alle spalle dalla ferocia iconoclasta di un nemico inatteso e senza volto.

Schegge del nostro passato che l’artista conficca nella nostra coscienza come schegge a monito nel nostro futuro.

La potenza distruttiva che l’artista sembra intuire alitare sul collo della nostra civiltà, ha il volto e la pesantezza di un arcano, inarrestabile potere.

Un omaggio “estremo” all’età aurea della nostra civiltà, il Rinascimento, mentre tutta la sua eredità è messa in pericolo dalle ombre del fanatismo religioso e dell’oscurantismo culturale che si stagliano all’orizzonte.

Vallone rielabora dieci opere capitali del Rinascimento Italiano attraverso la creazione di rendering fotografici in cui, in un gioco di riflessi, le opere appaiono immerse  in uno strato d’acqua la cui immersione ed emersione diventa simbolo del coinvolgimento dell’artista stesso nella tempesta culturale che rischia di abbattersi sulla nostra identità collettiva. La sensibilità dello spettatore segue il ritmo dello specchio d’acqua, con i suoi picchi di intensità cromatica a cui si fonde una profonda emotività, che grida alla presa di posizione non solo morale in difesa dei frutti più preziosi della nostra cultura.

Lo spazio pittorico è qui ripensato e scomposto con meticolosità architettonica per poi essere reinterpretato con la sensibilità e la delicatezza propria dell’artista impegnato nel convogliare un messaggio intenso e assolutamente contemporaneo.

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Artisti e opere dalle quali sono stati tratti i 10 rendering di simulazione

1 – da Caravaggio, Scudo con testa di Medusa (Uffizi Firenze, 1597)

2 – da Leonardo, Dama con l’ermellino (Cracovia, 1490)

3 – da Raffaello, Ritratto di Maddalena Strozzi ( Firenze, 1507)

4 – da Raffaello, Belle Jardinière (Louvre Parigi, 1507)

5 – da Caravaggio, Bacco (Uffizi Firenze, 1595)

6 – da Raffaello, La muta (Urbino, 1507)

7 – da Leonardo, La Gioconda ( Louvre Parigi, 1517)

8 – da Caravaggio, Fanciullo con canestra di frutta (Galleria Borghese Roma, 1593-1594)

9 – da Leonardo, Belle ferronière (Louvre Parigi, 1496)

10 – da Michelangelo, La fine dei tempi (part. del Giudizio Universale Roma, 1542)


VINCENZO VALLONE è nato a Telese Terme (Benevento), dove vive e lavora.
Architetto.
Ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti e  architettura all’Università “Federico II” di Napoli.
Si è consacrato alla progettazione degli spazi urbani, al recupero storico, alla pianificazione territoriale e alle tematiche dell’ambiente e del paesaggio.
Dipinge da sempre.

ART in EXPO: La rassegna “Art in Expo. Feed the World with Art”, vedrà altri tre appuntamenti da qui ad ottobre divisi fra Villa Carlotta e lo spazio espositivo comasco officinacento5, si iscrive fra gli appuntamenti imperdibili dedicati ad Expo Milano 2015, con l’intento di “nutrire” il pianeta, fornendo ad esso nuove energie mentali che contribuiscano alla sua crescita e rinnovamento, alimentando il prezioso che è in noi.

Elisa Larese

Art in Expo. Feed the World with Art. 3rd Part

ARTinEXPO LOGOTablinum: la mostra internazionale “Art in Expo. Feed the World with Art. 3rd Part” torna nella splendida Wunder Kammer Saal di Villa Carlotta, Tremezzina (co).

Questo terzo appuntamento internazionale sarà esclusivamente dedicato all’opera dell’artista Vincenzo Vallone “ATTENZIONE C’È ATTENZIONE”. Questa opera non è solo il titolo di un’ opera-progetto (o progetto-opera), ma è allarme, avvertimento, preoccupazione e quindi meditazione sul patrimonio culturale di Palmira, in Siria, sotto l’arsenale armamentario dell’Isis con la conseguente tragedia dei migranti. Contemporaneità in continuo divenire con l’attualità, la quotidianità.

“Art in Expo. Feed the World with Art” è un progetto curatoriale ideato da Tablinum Cultural Management. Il catalogo artistico e il tour virtuale alla mostra sono stati curati dalla storica dell’arte italiana Elisa Larese.

Orari di Apertura al Pubblico:

23.09.201504.10.2015: apertura al pubblico tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 18.00 (ultimo ingresso ore 17.00)

ART IN EXPO. FEED THE WORLD WITH ART:

Nutrire il pianeta significa, anche, fornire ad esso nuove energie mentali che contribuiscano alla sua crescita e rinnovamento, alimentando il prezioso che è in noi.  Per questo Tablinum Cultural Management grazie all’ospitalità presso Villa Carlotta propone una rassegna di mostre d’arte, direttamente legate a EXPO 2015 e dedicate alle opere di artisti selezionati in base allo stile e al messaggio unico e indipendente.

VIRTUAL ART TOUR:

Grazie ad un progetto curatoriale di arte interattiva, lo spettatore scoprirà praticamente tutto sulla genesi dell’ opera esposta, le tecniche di realizzazione e linguaggio iconologico dell’artista. Tutti i contenuti saranno disponibili tramite il proprio smartphone con la tecnologia QR.

 

LA SCULTURA HA CINQUE ANIME


locandina

Studio Tablinum: quante declinazioni può conoscere l’arte? Tra le infinite sfumature con cui l’artista plasma la propria visione del mondo abbiamo cercato d’indagare le vie per cui si snodano le suggestioni di questi cinque scultori.

Cinque. Un numero non certo casuale, simbolicamente evocativo che fin dai tempi antichi è associato all’atto di sperimentare, alla conoscenza concreta dei fatti, del cambiamento, del “mutamento di stato” di una situazione.

Gli antichi greci lo riconducevano a Hermes, messaggero degli dei, tramite tra cielo e terra. Cinque sono anche i sensi che fanno da bussola all’essere umano nel corso della propria esistenza: da un punto di vista emotivo, mentale e fisico, verso una condizione sempre nuova.

Il numero cinque è simbolo di una mente polimorfa, costantemente votata all’intelligenza e alla curiosità, porta con sé la tendenza ad avvicinarsi, a volte anche in modo pericoloso, a linee di confine, di trasgressione.

Il numero cinque è legato alla quinta lettera dell’alfabeto ebraico: Hey ( ה ), che significa intuizione, illuminazione. I cabalisti, individuano tre stadi per la lettera Hey, i quali si pongono su tre livelli diversi, successivi, in merito allo sviluppo della consapevolezza dell’essere umano nell’arco di tutta la propria esistenza.

Il mistero della nascita, la totale inconsapevolezza con cui l’essere umano è “gettato” in questo mondo, viene qui superata dall’entusiasmo nello scoprire quanto di bello e fertile è presente in ciò che lo circonda. Arriviamo, qui, a intuire quella misteriosa potenza all’interno della nostra esistenza che ci sospinge oltre la contingenza, ci proietta in una nuova dimensione di consapevolezza.

Ma non dimentichiamo che questo numero conserva in sé la forza dell’auto-espressione. Infatti, le componenti fisiche corrispondenti alla capacità di parlare, sono esattamente cinque: lingua, denti, palato, labbra e gola.

Proprio per la complessa interazione tra intelletto e parola, il cinque suggerisce di utilizzare ogni tipo di disciplina interiore ed esteriore, al fine di “traghettare” la nostra personalità, da uno stato di disagio, di ricerca di un aliquid, allo stato desiderato. Solo governando bene la comunicazione, l’espressione di idee, sentimenti e fatti, è possibile giungere ad uno scambio equilibrato e crescere.

Una simbologia tanto intensa che trova le sue diverse impressioni nelle opere di questi cinque scultori; Armonia e contrasto, ricerca e sublimazione si fondono nelle loro sculture in un’esposizione che accompagna il visitatore attraverso un percorso visivo – emozionale, in una declinazione fatta di suggestioni che si concretizzano in cinque diverse anime d’artista.

Le cinque anime della scultura

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BRIGITTE CABELL: L’anima che plasma il  proprio archetipocabell

 Esprimere il mistero che la forma racchiude, in sé plasmarla in contatto con la materia: solo in apparenza possiamo coniugare la scultura alla forma d’arte più legata alla sfera del sensibile.

L’atto dello scolpire, piuttosto che del plasmare, la materia diventa al contempo tentativo di plasmare noi stessi nell’atto medesimo, in costante contatto con la materia per celebrarne attraverso quest’unione quell’ineffabile che giace nel ritmo stesso della vita.

Scolpire la materia per dare forma con essa a una parte ancora grezza del nostro animo. Perché la pietra custodisce un messaggio primordiale: ogni volta che creiamo è la nostra stessa consapevolezza di essere al mondo che si plasma. Solo l’Arte consacra e celebra la funzione per la quale siamo gettati in questo angolo di mondo. La scultura e un destino, l’unico modo per riconoscere il mondo e riconoscersi in esso.

Brigitte Cabell attraverso le sue sculture riesce a trasmettere questo costante esercizio di riconoscerci nel mondo che ci circonda. Opere la cui origine non risiede più nella forza meccanica dell’atto ma prima di tutto, non traggono origine nella forza modellatrice della propria spontaneità creativa, nel rapporto intuitivo, mai mediato che essa raggiunge con la materia stessa scolpita direttamente senza più mediazioni di modelli o bozzetti, quasi che Cabell riuscisse a carpire il bisbiglio primordiale della pietra  e ne assecondasse, nello scolpire, la forma che essa racchiude.

ANTONIETTA MOSCHI L’anima sospesa tra spazio interiore e forma esterioreImmagine3

Un filo d’oro lega fra loro le forme della realtà e quelle rielaborate nella materia cangiante dallo animo e dalla mano dell’artista.

Modellate con l’argilla quasi tutte le opere di Antonietta Moschi ci parlano di un arte fatta di pensiero e atto fisico che plasma le forme, dona loro vita senza mai abbandonare il ritmo di suggestioni interiori.

L’elan vitale qui smette di essere un concetto vago, quasi filosofico per materializzarsi nello sguardo di una bellissima fanciulla dove affiora l’impeto di una giovinezza che riscalda il sangue e il cuore al sole di mille aspettative

Una forte empatia tra artista e materia che traspare anche con l’intenso realismo di un Homo Quidam, tutt’altro che un uomo qualunque, come recita il titolo dell’opera, pronto ad incrociare in sordina lo sguardo dello spettatore magnetizzandone l’attenzione.

Ma la scultura di Antonietta Moschi è fatta anche di meravigliose mitologie che sgorgano dall’anima dell’artista stesso di cui è la sognante atmosfera de l’albero della vita.

Immagine4CRISTIAN BAROSO e MONICA VIGLIETTI:  Anime  dell’ Anima  Mundi

La scultura nelle opere di Cristian Baroso e Monica Viglietti si trasforma in un principio unificante da cui prendono forma i singoli “organismi” scultorei, i quali, pur articolandosi e differenziandosi ognuno secondo le proprie specificità individuali, risultano tuttavia legati tra loro, espressione dell’anima mundi, forza sincretica che plasma le nostre esistenze.

Le loro opere prendono spunto diretto dal mondo della natura riproducendo, con straordinario realismo, soggetti tratti dal mondo animale.

L’argilla è uno dei più antichi materiali attraverso i quali l’uomo si è esercitato a riprodurre il mondo, essa rappresenta un mezzo per dare espressione alle suggestioni che abbracciamo nel corso della nostra esistenza allo stesso tempo risveglia nell’uomo quella volontà demiurgica che alberga nel proprio animo.

Allo stesso modo i due artisti, forgiando i propri sensi alla fucina del mondo sensibile, ripropongono la propria straordinaria interpretazione del mondo che ci circonda caricandone di una personalissima vena sensitiva ed è così che il gigantesco Kong pur nella sua ammirevole riproduzione naturalistica racchiude in sé tutte le suggestioni e le emozioni del proprio creatore così come le cangianti sfumature smaltate di Ballfish ci trasmettono un senso di attonita allegrezza.

 Immagine1CARLO PAZZAGLIA: L’anima sintetica

Ricerca attraverso un attento dialogo con ciò che lo circonda l’essenzialità dell’esistenza e li confronta tra di loro sino a sintetizzarli nell’opera d’arte che diventa mondo a se, interpretazione sentitamente intimistica di quanto circonda l’artista e, al contempo, sua visione universale

L’opera d’arte è realizzata con diversi materiali tra cui non mancano i ciotoli di fiume, ferro, il legno accostati a quelli più tradizionali, tutti scomposti nella propria matericità dallo sguardo creativo dell’artista che sa come scomporne la matericità intrinseca, così come tutti noi la percepiamo, per farne una sintesi di emozioni e pensieri che solo la sensibilità di chi ha uno sguardo capace di penetrare una quotidianità mai banale che affiora grazie al costante esercizio di analisi di ciò che ci circonda, mai uguale a se stessa, collimandone emozioni e suggestioni dando forma a quel caotico aggregarsi che a stento riconosciamo.

È così che Ecce Homo, rievoca in noi un umanità arcaica intenta a mostrare il doppio di se stessa, irrimediabilmente umana, con tutti i propri pregi e difetti che tale investitura comporta. Ma cosa ci mostra quest’opera? Forse l’Homo oeconomicus? Il frutto di millenni di evoluzione interiore d’interrogativi senza risposta fra i quali campeggia sempre, nonostante ogni tentativo razionale, il più grande: Che significa, veramente, “Essere Uomini”?

Negli ultimi secoli l’uomo ha costruito di sé l’immagine di un Re da cui dipende il destino  del mondo e delle sue creature senza forse comprendere che, in realtà la prima creatura ad essere fagocitata è egli stesso, irrimediabilmente umano, con tutti i bagliori di luce e tenebra che il nostro status comporta.

Immagine2VINCENZO VALLONE: L’anima sognante

Sognare di spiccare il volo, lassù, oltre il sole di Firenze, librandosi con la leggerezza di una farfalla, per poi lasciarsi cadere ad accarezzare le linee perfette della cupola di Santa Maria in Fiore.

Oppure lasciarci catturare dalle suggestioni delle sue lamiere, che sbocciano in lampi di luce, e con esse librarci oltre una quotidianità in cui gli oggetti da utensili del quotidiano vivere si trasformano in magici strumenti indispensabili per innescare in noi una magnifica reverie.

Libere associazioni di materiali che compongono le sue opere, con lo stesso fascino di una casualità solo apparente di pensieri ed emozioni che si schiudono.

Tecniche e materiale sono un tutt’uno nel linguaggio sincretico, ma i uguale a se stesso di quest’artista in cui sembrano avere trovato perfetta sintesi tra l’ambito più razionale dell’arte, reminiscenze architettoniche che ci portano a coniugare l’idealità della forma con la diffusa matericità di uno spazio, puro condensato di oggetti distrattamente riutilizzati, ricordi e interrogativi sospesi.

Elisa Larese

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